La Brigata ben presto fu raggiunta da uno dei primi e più feroci rastrellamenti tedeschi
La Burlando, nata a Genova nel 1913, insieme a Paolo Emilio Taviani e a Marcella Alloisio [Rossella] andarono, poi, a costituire l’efficientissima segreteria tecnica del CLN ligure. <118 Questo complicatissimo meccanismo era collegato alle Missioni alleate, con le quali si era in costante contatto radio attraverso l’Ufficio aviolanci, il quale aveva anche il compito di istruire il personale di banda, di tenere registrati tutti i movimenti dei campi di lancio nonché degli stessi lanci, e registrava in quali zone venivano effettuati. Essendo queste missioni molto rischiose, si decise di limitare al minimo i contatti fra queste e il Comando. La Liguria fu così divisa operativamente in quattro zone: Imperia, Savona, Genova e La Spezia. Al Comando non riuscì mai l’effettiva unificazione delle forze partigiane, rispondendo queste ai partiti che le organizzavano, e non ci fu mai dunque una collaborazione unitaria efficace nella lotta al nazi-fascismo. Vi si riuscì con le formazioni di montagna – le quali avendo abbandonato il colore politico – fu possibile amalgamare in un esercito di liberazione. Gli stessi quadri del Comando dovettero costantemente essere sostituiti per via degli arresti che si susseguirono. Alla fine di agosto del 1944 la Sezione Operativa divenne un vero e proprio stato maggiore delle forze partigiane della Liguria. Dal dicembre dello stesso anno la direzione, dopo l’arresto di Trotti (PLI), passò al suo principale collaboratore, Ugo Attilio Palmisano <119.
Alla fine nella seconda metà del dicembre del 1944 a Genova la polizia nazifascista riuscì a chiudere tutte le maglie della catena che da vario tempo cercava di stringere attorno al Comando regionale, e di lì a poco partirono numerosi arresti che sancirono la fine dell’intero Comando e la nascita di un altro Comando nel gennaio del 1945, questa volta con elementi del tutto nuovi, dove come responsabile del Servizio Informazioni e della Direzione della Sanità si insediava Ferdinando Croce. Venne costituito un Comando di Piazza che iniziò la sua attività nel marzo del 1945, dividendo la città in quattro grandi settori. A ciascun comando del settore facevano capo tutte le formazioni e Brigate cittadine. Grazie a questi Comandi che organizzarono l’insurrezione cittadina, le forze tedesche e fasciste della Liguria furono sconfitte molto prima che la V Armata Alleata giungesse a Genova.
**Partigiani liberali: in montagna e in città**
Esaminando l’attività del Partito liberale in Liguria nel periodo cospirativo e clandestino emerge che le formazioni partigiane furono sicuramente quelle che conobbero più varie evoluzioni e modifiche. Se ne annoverano quattro, tra le più importanti. La prima, costituita il 9 settembre 1943, fu la Banda di Voltaggio, attiva nella zona dei monti Tobio e Porale. La formazione era composta da nove ex prigionieri russi evasi, da un ex partigiano jugoslavo e da 5 italiani, al comando del Tenente Giuseppe Merlo. In breve tempo raggiunse quota 24 uomini e venne assorbita dalla I Brigata Odino operante nella stessa zona, nata nel febbraio del 1944, proprio per raccogliere attorno al nucleo anziano della ex Banda del Voltaggio la grande massa di giovani renitenti alla leva della RSI. Il Comandante era Giancarlo Odino [Italo]. Quest’ultimo era nato a Genova nel 1894. Aveva già preso parte alla I guerra mondiale come sergente dei granatieri,
nel 1941 divenne capitano. Nel 1943 fu richiamato alle armi e assegnato al controllo del campo di lavoro di Gavi. Dopo l’8 settembre si diede alla macchia e stabilì i primi contatti con il CLN di Genova. Nel gennaio del 1944 organizzò dunque la prima banda. Le sue file cominciarono subito ad ingrossarsi, fino a raggiungere, nell’aprile del 1944, i 220 uomini. Era composta da tre battaglioni guidati uno dal tenente Merlo, uno dal tenente Isidoro Pestarino e l’ultimo da Renato Repetto. La Brigata ben presto fu raggiunta da uno dei primi e più feroci rastrellamenti tedeschi. Dei 220 uomini della Odino, 130 uomini tra cui il capitano Odino e il tenente Pestarino morirono in combattimento o vennero fucilati; 40 furono fatti prigionieri e spediti in Germania. Soltanto una cinquantina, sotto la guida del tenente Merlo, riuscirono ad uscire dalla zona di blocco, e, dopo due durissimi mesi, ad entrare a far parte della II Brigata Odino ricostituitasi nel giugno del 1944. Quest’ultima rispondeva ai comandi del Tenente Astor Repetto, ex collaboratore della organizzazione Otto, e riuniva una trentina di nuovi elementi, dei quali una parte era del luogo e un’altra parte della zona del cuneese e con una cinquantina di reduci della I Brigata Odino. Anche la II Brigata Odino andò ad incrementare rapidamente le sue file, ma durante un’azione il suo Comandante Giorgio [Astor Repetto] venne ferito ad un braccio rimanendo mutilato <120. Si procedette alla sua sostituzione con il Comandante Francesco Buttafava, ma nel dicembre del 1944 la Brigata fu nuovamente rastrellata, riportando tre morti, un mutilato e quattro feriti. Dopo essersi ricomposta, essa si divise in due: la II Brigata Odino (Buttafava) e la Brigata Martiri della Benedicta <121 con a capo il tenente Merlo, di circa 250 uomini. Quest’ultima, nata nel marzo del 1945, era composta da elementi locali che, in vista dell’insurrezione di metà aprile, occuparono Bosio, Parodi, Gavi e la Crenna. In queste due ultime località, essa riuscì addirittura a smantellare i presidi tedeschi e a continuare la sua opera tra i monti rastrellando i membri residuali delle SS.
Accanto alle formazioni autonome di montagna, troviamo operanti nel centro della città di Genova le cosiddette formazioni di città, o Squadre di Azione Patriottica. Operante nella zona di Quinto, Nervi e S. Ilario, nell’agosto del 1944 prese vita la Brigata Crosa, con al Comando il tenente Gostisa. La Brigata risultava composta da 120 uomini armati, che in aprile divennero 220 e che durante l’insurrezione liberarono la zona sotto il loro controllo, combattendo nel loro presidio, situato presso l’albergo Eden, catturando 500 tedeschi e portando alla resa di Monte Moro. Altra Brigata non meno importante della Crosa era quella di San Giorgio, operante nella zona del centro della città e a Sampierdarena, creatasi nel marzo del 1945 in collaborazione con il Gruppo unitario di difesa nazionale, già espressione del Partito liberale nella costituzione della II Brigata Giancarlo Odino. Si trattava di 100 uomini al comando del già noto generale Buttafava e del tenente Silvio Viano. La San Giorgio, insieme alla Brigata Odino, scesa appositamente dalle montagne in città, prese parte attiva alla liberazione di Genova. Visti i numerosi successi delle due brigate, il loro intendente Carlo Pestarino, sarebbe stato poi nominato, per le sue eccellenti doti di comando, comandante di tutte le SAP, espressione anche di diversi partiti. Durante questi lunghi mesi un grande numero di partigiani di montagna e di città del Partito liberale perse la vita, partecipando attivamente alla lotta partigiana in formazioni di altri partiti. È il caso dei caduti della Divisione Coduri, che ebbe origini da una banda di 25 uomini guidati dai fratelli Savoretti; un numero consistente di liberali si registrava poi nella Brigata della Divisione Pinan-Chichero, della quale il primo nucleo da cui la formazione ebbe origine si radunò dal settembre 1943 nella zona di Favale, nell’entroterra chiavarese: si trattava di una decina di uomini in tutto. Il gruppo iniziale, ispirato allo spirito di fraternità e a quello che diverrà noto come codice Cichero, un codice morale, etico e di comportamento, era formato da persone di diversa estrazione, cultura e pensiero (cattolici, comunisti, liberali di sinistra): Aldo Gastaldi [Bisagno], Giovanni Serbandini [Bini], Giovanni Battista Canepa [Marzo], Severino Bianchini [Dente], Umberto Lazagna [Canevari], Franco Antolini [Furlini], Giovanni Bianchi [Cilletto], Emilio Roncagliolo [Lesta], Cesare Passano [Formaggetta], Renato Dersaglio, Giovanni Vignale, Augusto Sanguineti e tre siciliani sbandati, conosciuti come Severino, Michele e Razza. Bisagno e Bini e il gruppo iniziale stabilirono le severe regole di comportamento che caratterizzarono sempre le formazioni partigiane da loro dirette, fino al 25 aprile 1945.
[NOTE]
118 Si veda C. BRIZZOLARI, Un archivio della Resistenza in Liguria, Di Stefano, Genova 1974, p.170; R. BALESTRIERI, un centro cospirativo nella facoltà di Ingegneria, in «Genova», XXXII, n.4, pp.45-49.
119 Cfr. Appendice, 27 settembre 1944, 15 ottobre 1944.
120 La Minoletti riporta in modo molto dettagliato quelle giornate, Cfr. Appendice, ottobre 1944, 17 ottobre 1944, 25 ottobre 1944, 1° novembre 1944.
121 La zona dove furono trucidati i membri della banda Odino
**Rosa Pace** , _Noi, le altre. Le donne liberali nella Resistenza_ , Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Anno Accademico 2018-2019
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