#PaolaCaridi
Disertiamo il silenzio.
#27luglio ore 22 #facciamorumore
Grazie a #TomasoMontanari e #PaolaCaridi
July 23, 2025 at 7:34 AM
www.instagram.com/reel/DYFflnI...
Finalmente #PaolaCaridi ha detto ciò che bisogna dire, cosa manca nel dibattito sulla questione palestinese.
E cioè che quel popolo è stato privato della sua terra, anche prima del 1948, anno della Nakba, e che la società israeliana volutamente ignora.
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May 9, 2026 at 9:05 AM
Le parole di Paola Caridi - intervistata da Antonella W. Gaeta per Repubblica Bari - non si limitano a parlare di Gaza, ma interrogano noi
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#gaza
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#genocidio
#PaolaCaridi
Le parole di Paola Caridi - intervistata da Antonella W. Gaeta per Repubblica Bari - non si limitano a parlare di Gaza, ma interrogano noi
dall'account fb della Freedom Flotilla Italia: Ci sono interviste che non aggiungono semplicemente informazioni: spostano l’asse morale di una discussione. Le parole di Paola Caridi - intervistata da Antonella W. Gaeta per Repubblica Bari - fanno esattamente questo: non si limitano a parlare di Gaza, ma interrogano noi. ____________ Gaza: vicina, eppure rimossa Caridi smonta innanzitutto una comoda narrazione: quella della distanza. «Gaza è vicina, eppure così lontana», si dice. Ma lei rovescia la prospettiva: la distanza non è geografica, è culturale e politica. Abbiamo “disimparato” a conoscere il mondo arabo, dice. Un tempo esisteva il Sabir, lingua franca del Mediterraneo, vocabolario di commercio e scambio. Oggi prevale uno sguardo anglosassone, filtrato – come ricordava Edward Said – da una lunga tradizione di orientalismo. La questione palestinese è stata resa periferica, “irrisolvibile, noiosa”. Una rimozione attiva, non una semplice distrazione. Gaza è stata espulsa dall’orizzonte della nostra storia, pur appartenendo ai nostri stessi cinquemila anni di relazioni mediterranee. Eppure qualcosa è cambiato. «Lo abbiamo sperimentato in questo anno… la distanza non c’è, questo genocidio è dentro anima, cuore e testa delle persone, dei cosiddetti “senza potere”. Gaza è la cartina al tornasole di quello che siamo diventati». Non è solo una crisi lontana. È un test etico collettivo. ____________ Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il linguaggio. Caridi insiste su un punto che nel dibattito pubblico è stato centrale: la parola genocidio. «È stato difficile anche per me pronunciarla», ammette. «Sono stata tra chi diceva “lasciamo lavorare i giudici”. Ma dopo che si è espressa la Corte internazionale di giustizia… dire genocidio è diventato un dovere». Qui si apre un nodo politico enorme. Le parole non descrivono soltanto la realtà: la qualificano, la rendono visibile o invisibile, attivano obblighi. Chiamare qualcosa genocidio significa riconoscere che esiste una responsabilità giuridica e morale che non può essere delegata. E infatti Caridi non si ferma alla dimensione descrittiva. Introduce una categoria più radicale: la corresponsabilità. «Siamo corresponsabili, stiamo compiendo un reato anche noi». Non si tratta di una formula retorica. È un’accusa che chiama in causa governi, alleanze, silenzi, forniture, narrazioni. Se il genocidio è sostenuto o coperto da relazioni politiche e militari, allora non è solo un crimine di chi lo compie direttamente. È un crimine reso possibile da una rete. ____________ La distopia della “pace” Un altro punto delicato è il concetto di pace. Alla domanda sul Board of Peace, Caridi risponde con una parola secca: «È una distopia». La pace come dispositivo retorico, come etichetta rassicurante che copre l’asimmetria di potere. Una pace senza giustizia, senza diritti, senza responsabilità, rischia di diventare gestione permanente della violenza. In questo senso, Gaza non è solo teatro di guerra. È laboratorio politico. ____________ Genocidio ed ecocidio Il passaggio più forte, forse, è quello in cui Caridi amplia la definizione stessa di genocidio. «Non viene distrutto solamente l’umano… ma viene ucciso un intero territorio». Propone una formula potente: gen(eco)cidi(o). Un genocidio che contiene anche l’ecocidio. Perché la distruzione di Gaza non riguarda soltanto le vite umane, ma la relazione tra umano e non umano: terra, mare, alberi, infrastrutture, memoria materiale. Qui il discorso si fa antropologico. Se il “non umano” non è il disumano ma ciò di cui siamo parte, allora la devastazione ambientale è rottura di un sistema di relazioni. Gaza diventa simbolo di una frattura più ampia: quella tra dominio e appartenenza. Caridi è esplicita nel denunciare una logica proprietaria: l’idea che un territorio possa essere “azzerato” per essere rifondato secondo interessi esterni. Parla di una «follia di sostituzione etnica». Non è solo guerra: è progetto. ____________ Non solo Israele, non solo Iran L’intervista tocca anche la questione iraniana. Difendere Gaza non significa ignorare la repressione in Iran. Anzi, dice Caridi, è lo sguardo opposto: bisogna evitare che l’Iran venga usato strumentalmente per espungere Gaza dal discorso pubblico. La distinzione è chiara: riconoscere un regime repressivo non può diventare alibi per occultare un altro crimine. Il rischio è la selettività morale, la geopolitica delle indignazioni. ____________ Il titolo dell’intervista contiene forse la frase più disturbante: «La distruzione di Gaza è anche un reato collettivo». Non è un’iperbole. È un richiamo alla responsabilità diffusa in un sistema globale interconnesso. Esiste una catena di complicità – diplomatica, economica, narrativa: il crimine non è confinato al luogo in cui le bombe cadono. ____________ Gaza, in questa lettura, è specchio. Specchio delle nostre alleanze. Specchio del nostro linguaggio. Specchio della nostra capacità – o incapacità – di chiamare le cose con il loro nome. Non è solo una questione mediorientale. È una questione che riguarda la tenuta del diritto internazionale e la credibilità dell’Occidente che lo invoca altrove. E soprattutto riguarda ciò che diventiamo quando accettiamo che una parola venga evitata per convenienza politica. Perché, come suggerisce Caridi, una volta che la parola è pronunciata, non si può più fingere di non sapere. ° ° °
poliverso.org
February 25, 2026 at 10:44 AM
#libroletto #sra #curioso #EIM #PaolaCaridi #Gaza. #daleggere #consigliato #necessario Le macerie di Gaza sono mappa geo-grafica del genocidio. La scena del crimine che contiene le prove, i misfatti, i corpi del reato. Le tracce materiali. Tutto contengono, infatti, le macerie di Gaza.
December 7, 2025 at 12:49 PM
#letturaincorso #sra #curioso #EIM #Gaza #PaolaCaridi
Numeri, numeri. Numeri che congelano la nostra empatia, e che nulla dicno di biografie, amori, desideri, lavoro e fame, sogni e vita reclusa in una striscia di terra ignota al mondo.
December 6, 2025 at 7:17 PM