Frammentazione, occupazione e controllo sionista del Libano, ennesima puntata
Come fai, sbagli: o guerra civile tra particelle infinitesimali, o bombardamenti di un’entità fondamentalista ipertecnologizzata
Ci troviamo di fronte all’ennesimo episodio di ribaltamento degli equilibri dell’intero Sudovest asiatico: dopo l’annientamento dell’Iraq, la spartizione della Libia, il rovesciamento della feroce dinastia alauita attraverso un fantoccio jihadista in Siria, la distruzione di Gaza e il soffocamento della Cisgiordania, la fase attuale vede la guerra all’Iran e la contemporanea occupazione e divisione del Libano. Tutto perseguendo il progetto dello Stato ebraico di egemonizzazione della regione. E in particolare sono le popolazioni del Sud del paese, già marginalizzate, a subire le conseguenze degli accordi-ordini presi a Washington.
Abbiamo preso spunto dall’ennesima imposizione imperialista che umilia il Libano e dimostra come lo strapotere tecnologico israelo-statunitense persegua il piano dell’Eretz Israel ai danni dei paesi limitrofi per sentire quali siano i sentimenti e le reazioni in tutto il Libano da , giornalista esperto della zona e in particolare del Paese dei Cedri e che ha stigmatizzato più volte nei suoi pezzi e sui social la sudditanza delle autorità di Beirut, che in realtà non hanno alcun mandato a trattare a Washington quella che è un’abdicazione della sovranità libanese: «non c’è nessun governo libanese ad aver firmato un “accordo quadro” con Israele, e di conseguenza non esiste nessun accordo, perché gli accordi si fanno almeno in due, trovando un compromesso tra posizioni conflittuali». Poi Lorenzo comprende anche che si può biasimare Aoun – senz’altro gradito agli americani –, ma è chiaro che non ha spazi di trattativa di fronte allo strapotere dell’Idf e della prepotenza trumpiana. In fondo per vent’anni lo stesso Aoun come capo dell’esercito ha assunto le posizioni che ora sono contestate a Rudolph Haykal dall’occupante sionista – sollevando l’indignazione di Nabih Berri –, che vorrebbe rimuoverlo in quanto ultimo argine alle pretese di Katz.
I titoli sui quotidiani del 1982 riportano la stessa situazione libanese attuale Si potrebbero riproporre i titoli dei quotidiani del 1982, che riportavano la medesima situazione in cui l’entità sionista sfrutta le divisioni della società libanese; era in corso la strage perpetrata da Sharon a Sabra e Chatila… una coazione a ripetere imposta dalla aggressione congenita allo Stato ebraico, ma che dopo 45 anni si differenzia, perché la società civile allora esercitava pressioni sul falco Sharon, per limitare eticamente la ferocia. Divisioni libanesi sarebbero poi da analizzare villaggio per villaggio, anche facendo la tara della propaganda falsa di Netanyahu in campagna elettorale e che quindi diffonde fake news su improbabili richieste di annessione da parte di villaggi del Sud, ancorché cristiani o falangisti; oltre a considerare che ogni comunità libanese ha qualche sostegno esterno, che sostituisce un welfare ormai inesistente in uno stato fallito. Non si parla tanto di proxy, quanto di comunanze, talvolta famigliari, in altri casi di cultura e usi assimilabili, più che alleanze e “prossimità” strategiche, profonde anche quando sono “matrimoni” evidentemente anche di convenienza, ma grazie a una vicinanza atavica.
Lorenzo Forlani riscontra che la vera novità rispetto al 1982 è la potenza tecnologica di Idf, ma anche e soprattutto della società israeliana: cioè il costo in vite umane e nell’economia imposto alla società israeliana non ha che ottenuto uno svuotamento di quella parte di ebrei che resistevano ai falchi della destra e alle organizzazioni dei coloni. Invece ora Israele drogato dalla retorica bellicista di Netanyahu appare pronto alla guerra a oltranza contro tutti, perché l’intera società si è trasformata in una comunità fondamentalista, completamente assorbita nell’ottica genocidaria.