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"è finita la guerra. avanti la prossima"

giugno.
un articolo del tutto condivisibile, su 'Sicilia libertaria'

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È FINITA LA GUERRA. AVANTI LA PROSSIMA | SICILIA LIBERTARIA
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October 2, 2026 at 8:03 PM
"è finita la guerra. avanti la prossima"

giugno.
un articolo del tutto condivisibile, di 'Sicilia libertaria'

https://www.sicilialibertaria.it/2026/06/21/e-finita-la-guerra-avanti-la-prossima/

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È FINITA LA GUERRA. AVANTI LA PROSSIMA
Nessuno crede alla fine della guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. A ragione. In realtà le guerre contemporanee non finiscono mai per davvero. Della guerra americano-sionista contro l’Iran, così come di quelle che l’hanno preceduta o proseguono in Palestina e a Gaza, nel Libano, nello Yemen, in Siria, dei turchi contro i curdi, dei russi contro gli ucraini, e delle decine d’altre sparse per il mondo, non si saprà con certezza chi vince e chi perde, tranne le popolazioni (è ovvio, quelle tutte perdono) sottomesse alla volontà, tirannica e instabile, dei loro governanti-padroni. Non è la pacificazione armata o la pace dei sepolcri, e neppure il miraggio della ricostruzione il loro scopo finale. A dominare sono l’incertezza e l’instabilità, foriere di future guerre e di continue minacce armate, anche contro gli stessi nemici appena pacificati. **L’incertezza piace** alla grande finanza, agli speculatori, alle Borse (che difatti non hanno subito grandi perdite in questi mesi), ai signori della guerra e della “pace armata” (quelle dittature, dalla Cina all’India, dagli Stati del Golfo al Pakistan, che si sono ritagliate un ruolo da intermediari in cambio di commesse per miliardi di dollari), all’Europa dei “tartufi” che si arricchiscono col petrolio e con le armi, alle grandi religioni monoteiste che l’usano per alimentare l’invocazione ai loro dei feticci e fornire agli adepti, sparsi nei governi di mezzo mondo, argomenti utili a motivare le loro guerre “giuste”. E infine, ma non ultime, alle grandi imprese tecnologiche private, in procinto di assumere il comando dell’economia-mondo e d’immolare l’umanità sul banco del libero mercato digitale, dove “libero” sta per senza regole, senza controlli e senza obbligazioni morali. **L’instabilità** è funzionale al nuovo corso del capitalismo imperiale e predatorio, che ha imparato a servirsi delle guerre evitandone, come succedeva un tempo, i gravi contraccolpi in termini di fluttuazione dei mercati, di tracolli finanziari, d’inflazione, d’aumenti incontrollati dei prezzi. Effetti collaterali che esso non teme più perché, grazie agli algoritmi, riesce a controllarli e a porvi riparo in tempi relativamente brevi. **La guerra permanente** e sotto traccia permette inoltre quello che fino a ieri era inaudito e indicibile, le stragi di civili, l’uso di armi non convenzionali, il collasso dell’informazione libera, la violazione come regola dei diritti umani, l’affossamento di quello internazionale e delle grandi agenzie umanitarie, l’inconsistenza dell’ONU e dei trattati di non proliferazione nucleare, persino l’indebolimento progressivo delle alleanze militari che nella seconda metà del Novecento fungevano fintamente da deterrenza alle guerre mondiali. **Ora tutt’al più** potremmo vedere gli Stati Uniti e la Cina scambiarsi le relative aree d’influenza (Cuba, la Groenlandia, il Canada, il Messico, il Venezuela e gran parte dell’America Latina agli uni, Taiwan e il Sud-est asiatico all’altra), in previsione di uno “scontro frontale” che gli analisti del Pentagono avevano posto a metà del secolo ma che l’I.A. armata, la decadenza del capitalismo classico sorretto dagli Stati nazionali e l’attuale clima da guerra permanente contribuiscono paradossalmente a dilazionare in un tempo più lontano. In questa direzione si preannunciano le prossime guerre d’aggressione, diretta o indiretta, con blocchi navali e decapitazione delle élites governative: Cuba e la Groenlandia, senz’altro, Taiwan a seguire. **A prevalere** non è più la conflittualità diretta fra Stati, quella che un tempo puntava prioritariamente a un cambio politico di regime, ma lo scontro fomentato dai potentati dell’ _high tech_ , in combutta con i loro pari dell’energia e delle armi, per rapinare le risorse altrui e incrementare esponenzialmente i propri affari, riducendo al proprio servizio, mediante innovazioni tecnologiche _dedicate_ , anche le grandi potenze dell’Occidente e dell’Oriente, sempre più in declino e attraversate dalle mille crisi (della democrazia, dell’economia, demografiche, ecologiche, climatiche …) che ne costellano l’esistenza. Quali spiragli s’intravedono in un quadro tanto oscuro e desolato? Il capitalismo dominante, ma anche il neo capitalismo digitale, presentano al proprio interno delle contraddizioni fondamentali che non sono ancora riusciti a ricomporre. Esse possono tradursi in fragilità d’ogni genere, come quelle emerse nella guerra all’Iran al solo evocare il blocco degli stretti di Hormuz e di Bab el-Mandeb, o nel bombardare con “droni fai-da-te” i pozzi petroliferi e metaniferi dei Paesi del Golfo, o col minarne gli impianti di desalinizzazione, o minacciare di tranciare i cavi sottomarini che presiedono al traffico Internet in tutto il Medio Oriente. A queste, le più macroscopiche, possono aggiungersene molte altre, di minore entità e più facilmente raggiungibili, disturbare ad esempio le comunicazioni satellitari o via MUOS, in grado comunque di provocare danni consistenti e paralizzare pezzi importanti del sistema. Spetta ai rivoluzionari del nuovo millennio il compito di individuarle, comprenderle, incunearsi in esse e finalmente farle esplodere – o implodere – rovinosamente. N.M.
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October 2, 2026 at 8:07 PM